Etichette: pd, regole day, sinistra
“Vogliamo realizzare un progetto politico che abbia un valore innovativo e comune a tutti e che vada ben oltre l'occasionalità”. E’ determinato l'on. Mario Valducci, Presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, Responsabile Vicario Enti Locali Pdl, quando illustra le motivazioni che lo hanno indotto, con successo, a dare vita, un anno fa, ai ‘Club della Libertà’. Ormai sono più di 500 e sono aperti su tutto il territorio nazionale.
L’iniziativa, come spiega Valducci, sta riscuotendo sempre maggiori consensi: “Non si tratta di circoli –afferma il Presidente nazionale- come quelli che, in passato, nascevano per condurre una campagna elettorale o per sostenere con la propaganda alcuni passaggi politici. I Club della libertà sono invece organizzazioni aperte a tutti il cui obbiettivo è proprio il coinvolgimento di un grandissimo numero di cittadini”.
Iniziamo dall'attualità: Liste elettorali nel caos…Bossi parla di dilettanti allo sbaraglio.
Effettivamente sono avvenuti degli errori nella presentazione delle liste. E’ innegabile. Mi auguro siano recuperabili. Certo, non mi aspettavo da un partito che ha fatto in questi due anni dell’organizzazione e delle nomine degli organigrammi il fulcro della sua attività, che scivolasse in questo modo. Comunque, speriamo di recuperare e di partecipare con tutta la nostra forza alla competizione elettorale. Siamo pronti alla sfida contro la sinistra delle chiacchiere.
On. Valducci, la sua analisi del Pdl è impietosa, per questo ha dato vita ai Club della libertà? Qual'è la loro missione?
Il nostro primo obbiettivo è sostenere il progetto politico di Silvio Berlusconi, che ha preso corpo prima in Forza Italia: condurre quella rivoluzione liberale che rappresenta la nostra bandiera sin dal 1994, da quando il Premier è sceso in campo, e che costituisce l'unica ricetta possibile e necessaria per il riscatto nazionale.
On Valducci, chi fa parte dei club?
Amministratori locali, consiglieri regionali, parlamentari del Popolo della libertà. Ma soprattutto gente comune, nostri elettori che desiderano partecipare attivamente a costruire con noi un Popolo della Libertà che sia un movimento politico innovativo e moderno, che dia finalmente la possibilità ai cittadini di sottoscrivere la nostra carta dei valori, le idee e i programmi che ci guidano dal 1994 , di partecipare alle primarie per contribuire alla scelta dei sindaci, dei governatori e, in un futuro che immaginiamo ancora lontano, alla scelta del leader. Attraverso questa strada costruiremo un partito aperto, moderno, lontano dai modelli burocratici e leninisti del 900.
A suo parere stanno nascendo correnti organizzate nel Pdl?
In un partito come il nostro, che punta a raggiungere il 51 per cento dei consensi, è ovvio che ci possano essere delle diverse aree, mi piace chiamarle così. E non le giudico negativamente se il progetto sul quale si punta è lo stesso. Dobbiamo valorizzare la nostra identità ma nello stesso tempo costruire un progetto nuovo comune che sia apprezzato e condiviso da tutti. Oggi l’approccio alla politica è cambiato si è superato lo schema dei partiti del Novecento, fondati su ideologie ormai morte. Dovrebbe essere chiaro a tutti, anche se a volte non è così, che il muro di Berlino è caduto e con esso il comunismo e i postcomunisti, che pure resistono alla storia, sono destinati all'oblio.
E questo nuovo scenario che conseguenze porta?
I voti dei cittadini non possono essere più considerati ‘in cassaforte’, patrimonio di proprietà dei partiti ideologici, come avveniva nel dopoguerra. Oggi il consenso è molto più mobile e va conquistato con la forza delle proposte e la credibilità delle persone. Non contano allora i partiti delle tessere, i potentati avulsi dagli interessi dei cittadini, ma quelle organizzazioni che sapranno coinvolgere gli elettori senza chiedere loro un atto di fede, un'adesione ideologica ma, semplicemente una partecipazione ai momenti di scelta delle leadership politiche ai diversi livelli di governo della nazione. Questi sono i Club della Libertà.
Ma allora per lei la militanza politica non ha valore….
Al contrario. La politica è l’espressione più alta del nostro vivere nella società ed è soprattutto passione. E chi più dei giovani è capace di passioni disinteressate? Vorrei insistere su questo. Vogliamo puntare sulle nuove leve. Dal 1994 ad oggi abbiamo costituito una nuova classe dirigente che attraverso un progetto politico, quello di Silvio Berlusconi, noi vogliamo rilanciare per portare a compimento quella rivoluzione liberale di cui c'è sempre più bisogno.
Fini critica il Pdl. Lei che cosa cambierebbe?
Questo è il momento in cui dobbiamo impegnarci nella campagna elettorale per vincere queste elezioni. Nel Pdl non è tanto importante mettere in discussione uomini e donne che rivestono ruoli di responsabilità, quanto mettere al centro progetti e programmi che sappiano coinvolgere tutti che, ancora una volta, ci facciano sentire protagonisti di una grande stagione politica, che può nascere solo dalla forza della passione e non certo dal grado in un organigramma.
Etichette: Predellino
Sbagliato "chiudere" i talk show. Dobbiamo cambiare l'origine del male: la legge sulla par condicio, la "legge bavaglio"
3 commentiEtichette: par condicio, pdl, tv
Voglio qui esprimere il mio personale cordoglio alla moglie e ai due figli, vittime a loro volta obbligate a sopportare, oltre al dolore per l'improvvisa e prematura perdita del marito e padre amato, anche quello per l'ingiustizia subita.
Non voglio aggiungere altro, sarebbe solo comprensibile ma ovvia retorica. Sia però dato al più presto un nome a questo orribile crimine, che l'assassino paghi il dovuto per la sua ferocia omicida. Questo non restituirà Vincenzo ai suoi cari, ma lenirà almeno il dolore per l'ingiustizia subita.
«Siccome gli aeroporti sono un biglietto da visita del paese, penso potremmo studiare un meccanismo di museo itinerante negli aeroporti; se si aspettano un po’ i bagagli, facciamo vedere qualche opera». Così ha detto Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti della Camera durante un convegno sui sistemi di smistamento dei bagagli.
La proposta è quella di creare musei negli aeroporti italiani, per valorizzare le tante opere attualmente abbandonate negli scantinati dei musei e che potranno essere posizionate negli spazi aeroportuali e così essere apprezzati dai milioni di turisti che giungono nel nostro Paese.
Il presidente Valducci dovrà naturalmente ascoltare il parere di Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali.
In questo modo gli aeroporti italiani, che stanno attraversando un periodo non facile, prenderebbero visibilità in Europa e nel mondo, creando un nuovo modello culturale.




