Intervista de "Il Riformista" del 3 Febbraio 2010
Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera sostiene da un anno e mezzo lo scorporo della rete telefonica da Telecom Italia. Sullo scorporo che punti alla costituzione di una newco sul modello Terna, cioè una società con capitale misto pubblico- privato che gestisca e sviluppi l'infrastruttura tlc.
Lo scorso anno proprio Valducci e Pierluigi Borghini organizzarono un incontro tra l'allora Forza Italia e l'establishment industriale delle tlc in cui emerse una linea pro-scorporo. La settimana scorsa il vertice si è ripetuto. E nel dibattito organizzato da Valducci e Borghini - a cui hanno partecipato oltre al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e il suo vice con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, anche Bernabè - lo scorporo è riemerso.
Oggi Valducci, anche alla luce delle indiscrezioni sulla fusione Telecom-Telefonica, spiega al Riformista la sua posizione. Dice: «Nel breve, a livello societario non accadrà nulla. Comunque il ruolo di Telecom nel mondo delle tlc è quello di incumbent. Per ora si discute. Penso che per Telecom debba essere definita una vera strategia industriale: è un' azienda in gravi difficoltà di natura finanziaria ed economica».
E quindi cosa può fare la politica?
Telecom ha un piano industriale di dismissione di migliaia di dipendenti, ha 37 miliardi di debiti, nell'attivo di bilancio dell'azienda ci sono immobilizzazioni immateriali per valori molto alti e Telecom sta su un mercato, soprattutto quello della telefonia fissa, che è fortemente il ascesa. Quindi, nonostante il grande vantaggio competitivo che gli è dato dall'essere proprietaria delle reti, Telecom sta riscontando tante, troppe difficoltà e la politica industriale dell'azienda non punta a investire nelle infrastrutture, anzi proprio sulla rete gli investimenti sono molto ridotti, addirittura il calo è stato riscontrato nella manutenzione ordinaria. Così, in un Paese come il nostro che ha un forte interesse a modernizzare le infrastrutture e che punta ad avere una rete di telecomunicazioni all'avanguardia, questa cosa preoccupa la politica.
Lei parla di strategie e la scorsa settimana avete organizzato un convegno in cui il tema principale è stato proprio quello del futuro della rete. Che decisioni avete preso?
Ovviamente penso che le decisioni su Telecom devono essere assunte dagli azionisti della società. Ma la politica italiana vuole una rete moderna e se gli spagnoli di Telefonica sono interessati a investire ingenti risorse finanziarie nel fare questa rete moderna, benissimo. Ma qualora non lo siano, allora è ovvio che la rete dovrà avere u futuro diverso dalla società.
Il famoso scorporo sul modello Terna...
Ritengo che nel tempo la rete prenderà ira strada diversa dalla società: Telecom sarà una cosa, la rete un'altra. Sì, credo a una società della rete sul modello Tema con il 25 per cento in mano allo Stato e il 75 per cento al mercato. E in questo spazio possano entrare tutti, anche cinesi e spagnoli.
Una società della rete con dentro Telecom?
Questo dipende dagli azionisti Telecom. Certo l'azienda può prendere una quota di rilievo, ma può essere anche socio di minoranza o addirittura uscire. Il ruolo che spetta alla politica è quello di dire che così non si può andare avanti, vogliamo una rete moderna.
Gli azionisti italiani vogliono mantenere l'italianità della rete ed essendo i soci italiani di Telecom tutti istituti bancari penso che vorranno ridurre il livello di indebitamento. Penso che questi siano gli obiettivi, poi se questo vale oggi con Geronzi al timone di Mediobanca, varrà pure domani se mai ci sarà mi altro presidente.
Ci sono stati incontri tra Governo e Telefonica?
Un anno fa i vertici di Telefonica hanno incontrato i ministri italiani, da allora non mi sembra ci siano stati altri incontri. Ma penso che la discussione debba farsi tra Govemo e azionisti Telecom. E Comunque se mai dovesse arrivare Telefonica non credo che la scelta rientri in una logica di scambi e di rapporti italo-spagnoli.
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